
Non volevo mischiarmi con gli occidentali e cosi’ ho fatto. Sono andato da Kathmandu a Pokhara in “autobus”. Avete presente quei bus che da fuori sembrano i furgoni del circo, coloratissimi, vecchissimi, distrutti, con la gente che sta anche sul tetto perche’ dentro e’ pieno? Ecco, quelli. Per fare duecento chilometri, sono partito alle 7.30 da una grigia e nebbiosa Kathmandu per arrivare ad una caldissima ed assolata Pokhara verso le 16, ore locali. Due soste, una per colazione (riso basmati, pollo al curry e contorno di spezie varie) e una per pranzo (riso basmati, pollo al curry e contorno di spezie varie). In realta’ in tutto io ho mangiato solo un mandarino, perche’ mi ero scordato che soffro il mal d’auto lungo le strade particolarmente tortuose: e vi assicuro che in diversi momenti ho pensato che l’autobus si sarebbe messo di traverso, fossimo precipitati in un burrone o avessimo investito il gruppetto di vacche sacre che proprio non voleva saperne di togliersi dalla strada.
Mal di stomaco e nausea a parte, questo viaggio e’ stato bellissimo, stranissimo. Lasciando la capitale ci siamo addentrati nelle campagne e su per le montagne, dove la gente ha molto meno che in citta’ ma sembrano anche piu’ felici e sorridenti. Ho incontrato gruppetti di donne di ogni eta’ che parlavano tra loro mentre si crogiolavano al sole, vecchiette ultra settantenni che fumavano marijuana, uomini intenti a fabbricarsi i mattoni per costruirsi casa, qualche furgone di caschi blu e tanti, tanti ma tanti bambini con le uniformi da scolari inglesi: blu, rosa, grigio, tutti elegantissimi e pure un po’ buffi. Si lavavano nei fiumi circostanti i villaggi, accorrevano al passaggio del bus e provavano da sotto al finestrino a venderti ogni cosa. E i campi, coltivati che da lontano parevano terrazze verdi.
Ora sono a Pokhara, cittadina/base piena di occidentali in divisa da giungla/trekking/rafting, dalla quale nella notte italiana me ne andro’ per iniziare la salita sull’Annapurna. Fa caldo, si sta bene con una felpa leggera, e ho gia’ vinto la mia prima battaglia contro zanzare grosse come F16 che ho sterminato ad una ad una nella mia camera del “Guest House”, stanza nella quale ora per un po’ meglio non entro per non morire intossicato dal Baygon. Ora regalero’ al mio stomaco un the’ nero nepalese bollente, magari con latte, e faro’ una prima esplorazione della citta’ in attesa che la mia guida torni, perche’ appena arrivati a Pokhara e’ schizzato al piccolo stadio locale a guardare la partita di calcio…
it doesn’t seem an holiday, you are following your path and who knows how strange are the ways that leads us to the growth.. i see u, keep yourself safe..
Da: Tj su gennaio 3, 2008
alle 11:27 am
Spettacolo! In ritardo ma ho letto tutti i post,bella idea … continuerò a leggere giornalmente.Ciao
Da: alex su gennaio 3, 2008
alle 2:40 pm